Changes

Il 2011 voglio chiuderlo così:

Pretty soon you’re gonna get a little older
Don’t want to be a richer man

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Low cost!?

Puntuali come zampone e cotechino, anche quest’anno, in concomitanza dell’entrata in vigore dell’orario invernale, sono arrivate le minacce di soppressione dei treni notte, che collegano la Sicilia con il nord, da parte di Trenitalia.

A differenza degli altri anni, tuttavia, la combriccola di miserabili cui abbiamo affidato la gestione delle ferrovie del nostro paese ha concretizzato le minacce, giustificando le soppressioni con il gergo tipicamente paraculo dell’alta finanza:

Non abbiamo previsto la chiusura del servizio notte – ha chiarito Moretti in riferimento a notizie di stampa – ma una razionalizzazione.
[fonte: http://goo.gl/2KSMA]

Razionalizzazione, eh. La verità è nota a tutti, sopratutto ai numerosi siciliani che, negli ultimi anni, si sono serviti abitualmente dei treni notte per spostarsi verso e tornare dal nord: questi treni non sono mai stati una priorità per Trenitalia, la quale ha provveduto a smantellare progressivamente il servizio, abbassandone la qualità e facendogli raggiungere livelli sempre più inaccettabili (tempi di percorrenza aumentati a dismisura, ritardi praticamente costanti, carrozze indecenti, biglietti sempre più cari), al punto che lo stesso amministratore delegato Moretti ha recentemente dichiarato:

[al posto dei treni notte] i passeggeri potranno prendere un altro treno, che sarà sicuramente più pulito e rapido, avvalendosi di una tariffa integrata.

Moretti lo ammiro, è probabilmente un genio. Del male.
Ha passato gli ultimi anni della sua vita a distruggere i treni notte, quindi ne giustifica la soppressione dicendo che il livello del servizio è troppo basso. Un po’ come se io passassi il pomeriggio prendendo a martellate la televisione, quindi dicessi “visto?! Era rotta, andava buttata via!”.

Che Moretti tenti di portare avanti le sue politiche apocalittiche per i viaggiatori del sud e per le centinaia di lavoratori che prestavano servizio sui treni notte, non è un grosso problema. Il vero problema, a mio avviso, è che nessun politico tenti di impedirglielo. Anzi.
Persino i suoi detrattori si lanciano in affermazioni del tipo

Le compagnie aeree low cost hanno reso i treni Nord-Sud meno strategici. [http://goo.gl/0eVo9]

Dichiarazioni più che normali per chi, praticamente, non ha mai pagato né un biglietto del treno, né un biglietto aereo in vita propria. Ma che hanno contribuito ad alimentare il mito delle compagnie low cost che garantirebbero collegamenti economici tra nord e sud Italia. Per rendersi conto di quale sia la triste realtà, bastano un paio di esempi pratici: intorno al prossimo 8 Gennaio dovrò recarmi a Pisa, da Catania. Utilizziamo questa tratta come benchmark e proviamo a vedere quanto mi verrebbe a costare:

Il volo più economico è quello delle 07.20 di AirOne. 133 euro + 10 euro per costo di gestione carta. Totale 143 euroMe cojoni.

Il giorno prima, ovvero il 7 Gennaio, c’è un volo WindJet a 111 euro. Ovviamente solo con bagaglio a mano. Se vuoi imbarcare una valigia in stiva devi aggiungere altri 10 euro. E poi, in ogni caso, aggiungere altri 12 euro di diritti amministrativi. Morale della favola: 133 euro. Low cost, eh.

E se provassimo a partire da Palermo, piuttosto che da Catania? A Palermo vola Ryanair, per cui mi aspetto di pagare qualcosa in meno…

… e, invece, sorpresa! La compagnia low cost per antomasia, quella che, per intederci, reclamizza voli a 1 euro (a patto di non essere sovrappeso, di fare il check-in online, di stamparsi da soli la carta d’imbarco, di decollare a mezzanotte e di volare negli aeroporti più infognati della terra, con un solo bagaglio al mano al seguito, le cui dimensioni non devono superare quelle di una borsa da bagno, manco fosse il gonnellino di Eta Beta) è addirittura più cara di Alitalia. La quale offre il volo più economico, a 154 euro. Cui vanno sommati circa 20 euro di autobus per lo spostamento da Catania all’aeroporto di Palermo. Totale 174 euro. Non c’è che dire, davvero economico.

Altro che low cost. Siete siciliani? Dovete spostarvi al nord per lavoro o per studio? Dovete pagare. E caro.

Al prossimo che vi dice che i collegamenti tra nord e sud sono garantiti dalle compagnie aeree low cost, mandatelo affanculo. Da parte mia.

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La nostra astronave

Martedì ho realizzato un mio sogno, una di quelle piccole cose stupide che se non le fai sopravvivi lo stesso, ma che se riesci a realizzare ti fanno tornare bambino e ti rendono incredibilmente felice.

Ho conosciuto un astronauta.

Lui è Luca Parmitano, in forza allo European Astronaut Corps, ovvero il corpo degli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Maggiore dell’aeronautica militare nonché pilota collaudatore, Luca è diventato un astronauta nel 2009 e, recentemente, è stato selezionato come flight engineer della futura expedition 36/37 a bordo della stazione spaziale internazionale (ISS), sulla quale rimarrà per circa sei mesi.

L’ho conosciuto a un seminario da lui tenuto all’università di Catania, durante il quale ha parlato di come si diventa astronauti, del suo addestramento in vista della missione, di come un astronauta passa una giornata-tipo a bordo della stazione spaziale internazionale. Di tutto quello che Luca ha detto, tre parole mi hanno particolarmente sorpreso e mi sono rimaste impresse a fondo: parlando della ISS, l’ha definita come la nostra astronave.

Non so voi, ma non avevo mai pensato alla ISS come a una vera e propria astronave. Quando dici la parola astronave, pensi – immediatamente – a Star Trek, oppure al Millennium Falcon. Pensi al capitano Kirk comodamente seduto in plancia di comando (ma nello spazio non c’è assenza di peso?).
Eppure, se ci pensate bene, la ISS sta nello spazio, ha un equipaggio, dei motori, una prua, una poppa, una velocità di crociera. Esattamente come qualunque altra astronave.

L’aggettivo nostra, poi, non è messo lì per caso. E’ nostra nel senso che rappresenta l’impegno e la dedizione di tanti uomini di popoli diversi. E’ nostra perché è il frutto della collaborazione di nazioni diverse, esterna e immune a qualunque tensione diplomatica. E’ nostra perché è l’avamposto più estremo che l’umanità abbia mai avuto nello spazio. Ed è di tutti.

Dimenticavo: Luca sarà il primo siciliano ad andare nello spazio. Questo mi riempie di orgoglio.

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Questo era un pianeta felice

Molti anni fa questo era un pianeta felice, fiorente, popoloso, pieno di città e negozi. Un mondo normale, insomma. Aveva solo una caratteristica che lo rendeva diverso: nelle strade alla moda delle sue città c’erano più negozi di scarpe di quanti ne fossero necessari. E a poco a poco, insidiosamente, il numero di tali negozi divenne sempre più grande. E’ un fenomeno economico ben noto, ma vederlo accadere è davvero tragico: più negozi di scarpe c’erano, più bisogna fabbricare scarpe, e più queste diventavano schifose e importabili. E più erano schifose, più la gente era costretta a comprarne, perché duravano poco. E naturalmente i negozi di scarpe proliferavano senza posa, finché l’intera economia del pianeta arrivò al punto che credo sia stato definito “Orizzonte del Fenomeno Scarpa”; da quel momento non fu più possibile, dal punto di vista economico, fabbricare qualcosa di diverso dalle scarpe. Risultato: crollo di ogni struttura sociale, rovina, carestia.

Douglas N. Adams, “Ristorante al termine dell’universo”

Piccolo giochino: provate a rileggerlo, sostituendo scarpe con iPhone (o iPad) e negozio di scarpe con Apple Store.

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Guida galattica per colloqui di lavoro #02

Quello delle funzioni rand5 e rand7 è un classico da colloquio complicato.
E’ il tipico quesito strizzacervelli, saperlo affrontare richiede una eccezionale dote di inventiva e fantasia. Essere in grado di risolverlo, poi (senza leggere la soluzione sotto!), è indice di capacità fuori dal comune. Se avete in programma un colloquio con Google, Amazon o altra roba grossa, beh, aspettatevi che qualcuno ve lo ponga.

Credits: http://xkcd.com/221/

Il quesito suona più o meno così:

Sia data una funzione, rand5, la quale restituisce un numero intero compreso tra 1 e 5 con probabilità distribuita in maniera uniforme (i.e. la funzione restituirà ciascun numero compreso tra 1 e 5 con probabilità pari a 1/5).
Costruire, utilizzando rand5, una analoga funzione rand7 che restituisca un intero tra 1 e 7 con probabilità distribuita uniformemente.

Le due funzioni, rand5 e rand7, sono assimilabili a due variabili aleatorie. Il problema della costruzione della rand7 potrebbe, quindi, essere formulato come la ricerca di una trasformazione di variabili aleatorie che, applicato alla variabile aleatoria rand5, uniforme in {1, 2, 3, 4, 5}, generi rand7, uniforme in {1, 2, 3, 4, 5, 6, 7}.

Se le variabili aleatorie fossero continue e non discrete, trovare la trasformazione desiderata sarebbe estremamente semplice: basterebbe dividere rand5 per 5, ottenendo un numero compreso nell’intervallo [0, 1] e, quindi, moltiplicare per 7. La distribuzione di probabilità non perderebbe la caratteristica di uniformità. In altre parole,

rand7 = (rand5 / 5) * 7

Nel discreto, il problema è molto più complicato.

(continua…)

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Ciao Sic.

If I don’t meet you no more in this world then, uh
I’ll meet ya on the next one
And don’t be late
Don’t be late

- Jimi Hendrix

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Guida galattica per colloqui di lavoro #01

Sebbene sia passato un po’ di tempo, ricordo ancora perfettamente il mio primo colloquio tecnico. Fu interamente in inglese, via skype, per conto di una grande società di sviluppo software con sede a Londra. Dopo i convenevoli di rito, il mio interlocutore esordì dicendo:

Bene, iniziamo con qualcosa di davvero divertente

Il significato, neanche troppo nascosto, di quella affermazione era che, di lì a poco, lui si sarebbe divertito e io, invece, avrei passato uno peggiori quarti d’ora della mia vita, alle prese con quesiti talvolta improbabili, talvolta bastardi, talvolta irrisolvibili.

Questo post è il primo di una serie dedicata a voi, informatici in fasce che non avete ancora iniziato a cercare un lavoro: presto o tardi, dovrete farlo. E non vorrete sicuramente lasciare che una domanda stronza comprometta il colloquio che siete riusciti – faticosamente? – a ottenere con l’azienda per la quale sognate di lavorare.

Non è semplice prevedere quali domande verranno effettuate durante un colloquio di lavoro. In genere, queste dipenderanno dalla posizione per la quale vi siete candidati, oppure saranno inerenti le skill che affermate di possedere, giusto per smascherarvi nel caso siate dei contaballe.
Esistono, tuttavia, altri fattori, spesso sottovalutati, in grado di influenzare e imprimere svolte imprevedibili al colloquio: tra questi, il tipo di azienda presso la quale vi siete candidati – è una grande multinazionale, una media azienda o una startup? – o il tipo di persona che vi farà le domande – questi è intelligente? è un presuntuoso? è matto da legare?

Qualunque quesito vi troverete a dover affrontare, esiste una sola, grande regola da seguire: don’t panic. Sangue freddo, provate a ragionare, siate voi stessi, non arrampicatevi sugli specchi, siate onesti e non abbiate paura di ammettere di non saper dare una risposta. Nessuno vi ucciderà per questo (a meno che il vostro interlocutore non sia davvero matto): un colloquio di lavoro non è un esame universitario e, al contrario di quanto si possa credere, fare un colloquio brillante non vuol dire necessariamente rispondere correttamente a tutte le domande che vengono poste, anche perché, in generale, non è detto che a ogni domanda sia associata una risposta ben precisa, anzi.

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Demonstrating persistence

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Attraversando il mio personale periodo di smarrimento post-laurea, durante il quale, ormai al di fuori del lungo e rassicurante percorso tracciato da esami, lezioni e tesine, mi sono piu` volte chiesto chi sono e cosa voglio combinare nella vita, mi sono improvvisamente imbattuto in questo post:

http://www.johndcook.com/blog/2011/10/05/demonstrating-persistence/

Merita, Eurobot, di essere inserito nella lista degli indicatori di iniziativa e persistence personali? Insomma, partecipare a Eurobot e` una di quelle cose, come imparare una nuova lingua da adulti o imparare a suonare l’oboe, che ti qualifica come individuo in grado di avere successo non solo nell’ambiente “protetto” dell’universita`, ma, piu` in generale, nella vita?

Secondo me si.
Nel NULLA cosmico del post-laurea, tra colloqui, competitors, assessment, risorse umane, datori di lavoro, test attitudinali, avvoltoi, stage a 650 euro e idoneita`, l’esperienza di Eurobot, fatta di sfide, elettronica, caffe` e nottate si sta rivelando essere il mio entusiasmo, la mia marcia in piu`.

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La principessa e il ranocchio (parte uno)

Ho un problema. Spesso rinuncio a spiegarlo perché non sono sicuro che riuscirò a farmi capire. Non saprei da dove cominciare, quali parole utilizzare. Se sia più efficace farlo con un esempio oppure impostare un discorso ampio, rigoroso, formale.

Sono prigioniero della mia astrazione.

Sia ben chiaro, non lo sono sempre stato: una volta andavo in vespa, mi avventuravo lungo una strada diversa ogni giorno e la percorrevo fino alla fine, per vedere dove portasse. Più di una volta mi sono perso. Più di una volta ho forato. Più di un acquazzone mi ha sorpreso. Tornavo a casa con i vestiti che puzzavano di aria bruciata dalla velocità, il casco pieno di moscerini. Ero convinto che quella vespa mi avrebbe portato al polo sud, sarei diventato il Roald Amundsen de’ noantri.

Poi iniziai a bere caffè. E delle strane frecce iniziarono a sovrapporsi alla realtà, almeno, alla realtà come la percepivo io. Nel giro di qualche settimana il mondo intero mi apparve come una grande giostra di frecce colorate in movimento. Non più automobili, aerei, vento, condomini, alberi ma velocità, accelerazioni, spinte, momenti angolari, forze, masse, attriti.

Realizzai che la vespa avevi dei difatti. Il suo peso non era ripartito in maniera uniforme, ma era concentrato maggiormente sulla fiancata destra, per via della collocazione del motore. Un grosso problema per la stabilità dell’intero mezzo. Difficile arrivare al polo sud.

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Prima Vera

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ‘n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge.

Petrarca, hai bisogno di una botta de vita.

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